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Le malattie dell'apparato radicale

Quando coltiviamo una pianta sia per scopo ornamentale che per l’utilizzo commestibile, quasi sempre viene mantenuta sotto osservazione soltanto la sua parte aerea, pronti ad intervenire al primo accenno di attacco parassitario. Quando l’esemplare è sofferente è più difficile che la nostra attenzione si sposti sull’apparato radicale. Uno studio americano ha potuto stabilire che, nel corso di un anno, la morte di almeno un terzo degli alberi delle Montagne Rocciose è causata da malattie dell’apparato radicale. Per le specie ornamentali e orticole non abbiamo dati altrettanto precisi, ma certamente il problema ha dimensioni ancora maggiori.

Quali sono i Patogeni

Le malattie delle radici sono causate principalmente da funghi, in particolare basidiomiceti e oomiceti, i quali possono comportarsi in modi diversi: da saprofiti (traggono nutrimento dalla materia organica morta); da parassiti (si nutrono a spese degli organi su cui si sviluppano); da simbionti (vivono in associazione con le piante instaurando un rapporto di reciproca collaborazione o dipendenza nutrizionale).
In alcuni casi il tessuto della radice può degradarsi rapidamente determinando la morte della pianta. Citiamo per esempio Phytophtora, Pythium, Fusarium, Cylindroclaudium e Rhizoctonia.
Altre forme sono inizialmente meno aggressive e sembrano instaurare una specie di convivenza con la pianta rimanendo sulla superficie della radice. Si tratta sempre di basidiomiceti, quali Armillaria, Phellinus o altri che prima o poi però riescono a trovare le condizioni favorevoli per penetrare all’interno della radice determinando la diminuzione della crescita oppure la morte della pianta. La durata di questo iter dipende da diversi fattori quali lo stato di salute iniziale della pianta, l’andamento climatico e la capacità di diffusione del fungo.
Ad un altro gruppo appartengono i funghi che colpiscono i tessuti vascolari, tra i quali ricordiamo i Verticillum. Anch’essi possono causare la morte del vegetale.

Come si propaga la malattia

L’infezione ad opera di questi funghi può avvenire con diverse modalità. Alcuni, tra cui Pythium e Phytophtora, producono spore dotate di ciglia o flagelli che consentono loro di muoversi agilmente nelle soluzioni acquose che circolano nel suolo e raggiungere così gli organismi da infettare. Altri, come Armillaria, sono in grado di aggregare le ife in cordoni che si allungano esplorando il terreno in cerca di nuovi ospiti. O ancora si può avere una diffusione per anastomosi radicale, quando cioè le radici di una pianta infetta entrano in contatto.

Diagnosi

Diagnosticare precocemente le malattie dell’apparato radicale non è facile poiché spesso ci si accorge del problema quando ormai è troppo tardi.
Il primo sintomo è di solito un deperimento ed ingiallimento della chioma. Se sono interessate le radici principali questi cambiamenti possono avvenire rapidamente; se invece fossero interessate solo le radici secondarie la malattia potrebbe impiegare anche molto tempo per rendersi evidente. In questo caso soltanto un esame diretto delle radici può consentire di individuare il problema.
Molti dei funghi che causano marciumi possono invadere i tessuti del tronco prima di arrivare alle radici; saranno così visibili sulla superficie del tronco o nella zona del colletto sotto la corteccia. Le infezioni possono apparire inizialmente come righe marroni nel legno sotto la corteccia e solo successivamente formare veri e propri marciumi.

Prevenire

La maggior parte dei problemi radicali si sviluppano quando le radici permangono a lungo in condizioni di ristagno idrico, soprattutto durante la tarda primavera e i mesi estivi. Molti problemi radicali possono quindi essere prevenuti assicurando un buon drenaggio, sia superficiale che sotterraneo, attraverso la realizzazione di canali di scolo e di adeguate pendenze che favoriscano lo sgrondo dell’acqua in eccesso. Il buon drenaggio sotterraneo dipende invece principalmente dalla composizione del terreno (i suoli argillosi rimangono saturi d’acqua per lungo tempo) e quindi sarà necessario intervenire prima della messa a dimora del vegetale. E’ comunque importante evitare gli eccessi idrici, lasciando che tra un’annaffiatura e l’altra si asciughi il terreno in superficie ed evitando di bagnare direttamente il fusto e il colletto della pianta. Evitare poi di reimpiantare una stessa pianta nella zona dove ne è morta precedentemente un’altra a causa di malattie delle radici, in quanto nel terreno il fungo continua a rimanere vitale.

Interventi Fitosanitari

In alcuni casi può essere necessario intervenire con opportuni prodotti fitosanitari. I fungicidi sono di difficile applicazione su piante adulte e comunque difficilmente potranno risolvere il problema quando l’apparato radicale sia già stato pesantemente infettato. Anche in questo caso quindi i trattamenti avranno un senso se eseguiti preventivamente. E’ importante utilizzare terricci risanati e trattare le giovani piante con fungicidi sistemici in grado cioè di essere assorbiti dalla pianta.
A seconda dell’agente infettante si possono utilizzare prodotti a base di ossicloruro di rame, tiofanate metile, propiconazolo, benalaxil. Si consiglia comunque di alternare i diversi principi attivi per evitare l’insorgenza di popolazioni fungine resistenti.

 

 

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