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La stabilità degli Alberi

La caduta di un albero è un evento poco frequente. Ognuno di noi ha però il dovere di vigilare sulle proprie piante perché non arrechino danni a terzi.

Capita di vedere piante all’apparenza sane schiantare a terra senza alcun apparente motivo e di osservare alberi malandati da anni, con enormi cavità, resistere senza alcun cedimento.
Quando una pianta cade senza una ragione apparente, è spontaneo domandarsi se esiste la possibilità di prevedere questo evento.
Le possibili cause sono molteplici. Di sicuro i funghi del legno hanno una grande responsabilità, poiché attaccano i tessuti meccanici del colletto, del tronco o dei rami; alcuni degradano la lignina o la cellulosa, responsabili del sostegno meccanico, altri colpiscono le radici, che oltre alla funzione di trasporto di sali e acqua, ancorano la pianta al suolo.
Nei primi casi le piante cadono perché si spezza il tronco o dei rami, nel secondo si ha lo scalzamento della zolla.

Chi è responsabile se un albero cade?

La norma fondamentale per questo tipo di evento è l’Art. 2043 e 2051 del Codice civile; il primo obbliga chi ha causato danni ingiusti a risarcire il danneggiato, mentre il secondo stabilisce che “ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”. Chi è proprietario è anche il custode. Il proprietario della pianta schiantata può tentare di escludere la propria responsabilità, ma deve provare che l’evento dannoso è dovuto ad eventi naturali imprevedibili ed eccezionali. L’imprevedibilità dell’evento si valuta in relazione al luogo: una tromba d’aria per esempio, è sempre un episodio fortuito, mentre una copiosa nevicata assume un diverso valore a seconda che si verifichi a Roma o a Cortina.

 
Il linguaggio dell’albero

Da sempre la valutazione di stabilità delle piante si è basata su criteri soggettivi: bastava l’esperienza per garantire il giudizio. Per anni si è indagato all’interno dei tronchi con il solo impiego della trivella di Pressler (un succhiello che permette di estrarre un piccolo campione di legno): un’analisi invasiva che produce una pericolosa lesione.
Alle soglie del 2000 la valutazione della stabilità degli alberi ha fatto grandi passi avanti. L’americano A. Shigo ha definito la teoria della compartimentazione (CODIT), elaborando un modello che spiega come la pianta reagisce alle lesioni e infezioni producendo zone chimiche e barriere fisiche di razione. C. Mattheck, fisico tedesco, ha proposto regole scientificamente sperimentate che consentono di interpretare gli appiattimenti dei tronchi, i rigonfiamenti, le striature della corteccia, la formazione di cordoni ecc., come sintomi di meccanismi biologici messi in atto dalla pianta per fronteggiare le situazioni di stress che compromettono la sua stabilità e la sua salute. In altre parole si sta imparando a leggere il linguaggio degli alberi.

L’importanza di guardare e toccare

Se guardiamo e tocchiamo con attenzione un acero inclinato ci accorgeremo che lungo il lato opposto all’inclinazione corrono dei robusti cordoni, cioè dei tiranti che sostengono per tensione la pianta inclinata. Al contrario, nelle conifere, l’inclinazione viene sorretta dall’accumulo di legno nella parte che si piega, cioè dal legno di compressione. Un tronco ricco di costolature, una corteccia molto screpolata, un appiattimento del colletto, sono tutti segnali da interpretare per capire lo stato della pianta.
Mattheck ha raccolto e interpretato i dati relativi a migliaia di piante e in base ad essi ha proposto dei parametri oggettivi per valutare la stabilità di un albero (per es. una pianta cava non corre particolari rischi finchè la corona di legno sano avrà uno spessore maggiore ad un terzo del raggio).

Il giudizio dell'esperto

Quando un tecnico deve valutare la stabilità di un albero affronta diverse fasi.
Innanzitutto osserva la chioma, i rami, il fusto, il colletto e la zona radicale. Man mano che procede nell’analisi visiva, descrive sinteticamente quanto vede e soprattutto ricerca quei sintomi che indicano difetti interni.
Il tecnico ricorre poi agli strumenti. In presenza di segnali premonitori procede all’esame mirato ricorrendo a strumenti di misurazione. Oltre alla già citata trivella di Pressler e al martello di gomma, oggi esistono martelli collegati al computer che misurano la propagazione delle onde nel legno e attraverso la lettura dei tracciati possono individuare la presenza di difetti. Il resistograph invece introduce nel fusto dei sottili aghi e poi fornisce su dischetto o su carta un grafico della situazione interna.
Viene poi effettuata la misurazione della resistenza meccanica. L’analisi strumentale conferma e misura le presunte lesioni, ma possono comunque restare dei dubbi. Per dare una risposta a questi dubbi il tecnico dovrà valutare se il legno è ancora meccanicamete “buono”. La misura della resistenza meccanica del legno si esegue solo nei casi limite perché richiede l’impiego della trivella di Pressler, che preleverà una “carotina” del legno da valutare per esminarla poi con il frattometro.
Al termine della verifica il tecnico avrà la grande responsabilità di decidere cosa fare.
Le osservazioni, i dati strumentali, i riferimenti dell’ubicazione e i giudizi relativi a ciascuna pianta sono raccolti in schede sintetiche che vengono fornite all’interno di una relazione descrittiva del metodo di valutazione e della situazione complessiva del patrimonio arboreo esaminato.
La tecnica più recente e accreditata di valutazione di stabilità delle piate è la VTA (Visual Tree Assessment). Essa prevede un controllo visivo e, quando necessario, l’esame strumentale approfondito. Al termine dell’ananlisi viene attribuita a ciascuna pianta una classe di rischio: nella classe A sono comprese le piante sicure, da rivedere dopo 4 o 5 anni; la classe B comprende gli alberi conlievi difetti che occorre monitorare a cadenza triennale; la classe C riguarda gli esemplari che mostrano sintomi più gravi, anche se non sono a rischio immediato di caduta, e che devono essere visionati ogni anno; le piante morte o ad elevato rischio di caduta vengono comprese nella classe D e devono essere abbattute. Esiste poi una classe intermedia C-D, che indica piante a rischio elevato che richiedono drastici interventi risanatori in tempi molto brevi.

 

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